|
Cari amici
Volevo da tempo aprire il dibattito sul problema della ricerca in Italia, ma gli sviluppi recenti rendono la situazione fluida e di difficile inquadramento. Come tutti sapete, il decreto del Governo per l’Università non è mai stato promulgato in seguito alle proteste degli studenti, e anche quello promulgato, quello relativo ai concorsi (peraltro secondo me tutt’altro che chiaro) verrà probabilmente sostituito.
Siamo in attesa di ulteriori indicazioni previste come proposta di legge ordinaria. Se infatti alcuni aspetti sembrano già essere stati stabiliti in modo irreversibile, su altri forse potremmo avere qualche influenza, magari indiretta. Vediamo un po’:
1. Politica dell’eccellenza. A parole siamo tutti d’accordo, però resta un problema: con quali soldi? Anche la Moratti aveva proposto di riservare una parte del Fondo di Finanziamento delle Università alla qualità della ricerca, poi nessuno di noi ha visto niente. Una regola elementare dell’economia dice che non si fanno riforme senza soldi. Come faranno le Università poco virtuose, quelle che spendono più del 90% del loro fondo in stipendi, a riservare alla ricerca poco più degli spiccioli?
2. Concorsi. Ogni volta che si solleva il problema della corruzione all’Università (in passato parecchie volte, anche se mai in modo così aggressivo) si cercano soluzioni “risolutive” per il futuro, che poi si limitano a formule di metodo: concorsi locali o nazionali, elezione o sorteggio delle commissioni, eccetera. Ne abbiamo viste di tutti i colori, e nessuna ha funzionato; anzi, tanto più la cosa sembrava sfuggire di mano alla mafia accademica, tanto più era alta la probabilità di imbrogli: “Après moi le deluge”, come diceva Luigi XV di Francia qualche annetto prima della Rivoluzione.
La nostra piccola rivoluzione potrebbe essere quella della valutazione non occasionale, ma programmata e di alto livello. In realtà le nostre Università sono già state valutate dal CIVR (Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca) ed è mai possibile che tutte le (poche) valutazioni che sono state fatte siano rimaste in pratica senza conseguenze?
Partendo da lì si potrebbe programmare un sistema di valutazioni a tempo, come si fa nei paesi civili: le Università che avranno insistito nel nepotismo e nella promozione dei portaborse saranno punite, quelle che avranno sviluppato iniziative interessanti saranno premiate. Tutto ciò si può fare senza problemi, basta volerlo, a cominciare dall’attivazione di Agenzie indipendenti aperte al contributo di ricercatori attivi e conosciuti scientificamente, e non di quelli presunti tali oppure in pensione da tempo.
Il gossip di oggi dice che il CIVR verrà riattivato e si farà partire l’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca).
Nella situazione in cui ci troviamo sarebbe comunque un progresso. Vi assicuro che, se le condizioni saranno trasparenti, anche per CIVR e ANVUR non ci saranno problemi a reclutare le commissioni adeguate, in Italia e, soprattutto, all’estero.
3. Finanziamenti della ricerca, di base ed applicata. Il solito gossip dice che dovrebbe ripartire il PRIN (Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale), anche se con un bilancio ridotto. Vi faccio notare che il bilancio di quest’anno, anche calcolando un Euro pari a 2000 lire, era comunque nettamente inferiore al bilancio dei late sixties, quando il PRIN veniva considerato una interessante novità. Diminuirlo ulteriormente dopo avere di fatto saltato un anno di attività è una possibilità difficile da immaginare.
Anche il finanziamento della ricerca applicata è stato devastato come non mai: la Finanziaria ha provveduto a un taglio del 50%, l’Alitalia ha fatto già del suo e i progetti di salvataggio dalla crisi sono in agguato. Come la faremo la politica dell’eccellenza? Non parliamo, per carità di Patria, dei giovani, “i soldati di ventura” come li ha definiti Brunetta. Non sarà il caso di vedere da vicino come la faranno (se la faranno) la stabilizzazione dei ricercatori precari? Pericoloso obbiettare, ma possibile che non si parli di valutazione?
I punti che ho sottolineato sembrano avere tutti carattere politico. Non vorrei che qualcuno pensasse che ritengo responsabili solo i politici, così cattivi con l’Università. Naturalmente la penso in tutt’altro modo. L’Accademia, nella sua maggioranza, le cose brutte se le è cercate direi coscientemente, combinando interessi personali a volgare sindacalismo di bottega. Però è mai possibile che oggi i nostri rappresentanti presso l’opinione pubblica siano, ad esempio, i 42 Rettori (su circa 90) che hanno figli e altri parenti stretti come docenti nel loro stesso Ateneo, e non la maggioranza, ovvero quelli che, malgrado tutto, fanno ricerca altamente competitiva? Perché nessuno parla della ricerca se non per risultati miracolistici, talvolta peraltro improbabili?
Tutto qui, secondo me dovremmo trovare la via per fare un po’ di sana lobbying almeno su questi pochi punti che, secondo me, sono difficili da negare.
Aspetto le vostre obbiezioni e i vostri suggerimenti.
Ciao
J.M.
[file] [file]
|