27.10.2010 Come il cervello del paziente reagisce alla malattiaThe patient's brain (Oxford University Press) di F. Benedetti esplora per la prima volta dal punto di vista neurobiologico la relazione medico-paziente.
In che modo il cervello del paziente reagisce alla malattia?
È
uscito l’ultimo libro di Fabrizio Benedetti: The patient’s brain.The Neuroscience Behind the Doctor Patient
Relationship.
Pubblicato questo mese dalla Oxford University Press, The
patient’s brain di Fabrizio
Benedetti è il primo libro che esplora la relazione medico-paziente da un punto
di vista neurobiologico.
Il professor
Benedetti, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Neuroscienze a capo di quello
che il The New England Journal of Medicine ha definito il laboratorio più importante al mondo
per gli studi dell’effetto placebo, è docente di Fisiologia all’Università di
Torino e consulente presso il National Institute of Health a Bethesda (USA) e
la Mind-Brain-Behavior Initiative della Harvard University.
«Ho scritto questo
libro perché mi occupo di come il cervello del paziente reagisce a una malattia
e a una terapia. Per cercare le risposte a questi interrogativi, utilizzo un
approccio neurobiologico, cioè cerco di capire cos’è che determina la
percezione di un sintomo, cosa vuol dire cercare sollievo dal dolore, cosa vuol
dire avere fiducia in una persona (il medico), cosa vuol dire sperare che il
futuro sia migliore del presente, e cosa vuol dire aspettarsi che la malattia
migliorerà o peggiorerà (effetto placebo e nocebo). Ecco, il cervello è
responsabile di tutto ciò, e allo stesso tempo tutto ciò è implicato nella
relazione medico-paziente».
I professionisti
che lavorano nell’ambito della Salute saranno presto in grado di capire e
valutare in prima persona in che modo le proprie parole, atteggiamenti e azioni
concrete attivano o inattivano qualcosa nel cervello dei loro pazienti, che si
tratti di molecole, aree corticali e sistemi sensoriali.
«La grande
dicotomia fra “curare la malattia” o “curare il paziente” ha visto nella
medicina moderna, che si è avvalsa di un approccio molecolare e cellulare, il
successo della prima. L’impatto che i nostri lavori hanno avuto sulla comunità
scientifica – spiega Benedetti – dipende dal fatto che abbiamo utilizzato
l’approccio molecolare e cellulare per spiegare la seconda. Una volta fatto
questo passo, l’effetto placebo e la relazione terapeuta-paziente non sono più
stati dominio della psicologia, ma della neurobiologia».
Questo libro offre
un contributo rivoluzionario perché descrive e spiega in che modo le
neuroscienze possono essere messe a disposizione di azioni concrete. In
quest’ottica, la relazione tra medico e paziente può essere suddivisa in almeno
4 fasi: il paziente non si sente bene, cerca aiuto, incontrerà il medico e
infine riceverà la terapia. Nello specifico, sentirsi male è una combinazione
di meccanismi ascendenti verso il cervello e discendenti verso il corpo; la
ricerca di sollievo è promossa dall’attivazione dei circuiti cerebrali della
motivazione e della ricompensa; l’incontro con il terapeuta è regolato dai
meccanismi fisiologici e biochimici alla base di fiducia, speranza, empatia e
compassione; infine, ricevere la terapia coincide con l’attivazione dei
meccanismi dell’aspettativa e dell’effetto placebo.
The patient’s
brain è consigliato a medici,
psicoterapeuti, neuroscienziati e professionisti della salute che potranno così
acquisire una maggiore consapevolezza di come il proprio comportamento può
incidere su quello dei pazienti e sulla capacità di questi ultimi di
sconfiggere la malattia.
Le credenziali
dell’autore sono ottime visto che lo scorso anno la British Medical Association
ha attribuito a Placebo effetcs,
l’altro saggio che Benedetti ha pubblicato per la medesima casa editrice, il
premio per il miglior libro al mondo del 2009 nella categoria “Medicine”.
Libro
THE PATIENT’S
BRAIN
The Neuroscience
Behind the Doctor-Patient Relationship